Capitale del Regno di Sub-Atomica

Sulla superficie di un atomo si erge un castello la cui magnificenza fa impallidire quella di Camelot.

Da questo mondo si espande un impero grande quanto un granello di polvere, che in questa dimensione più contenere decine di migliaia di mondi.

I più alti dignitari sono presenti ad un lauto banchetto, che il signore assoluto di questo universo sta dando in onore ad un ospite il cui nome è ben noto a Sub-Atomica. Siede a fianco del conquistatore più potente del Microverso, che ha schiacciato sotto il proprio piede tutti gli altri pretendenti al trono... letteralmente.

-Non hai detto una parola dal tuo arrivo. Come giudichi il mio regno? – chiede Psycho-Man.

L’ospite riflette prima di rispondere; il suo sguardo passa da un reggimento all’altro, da una nave inter-atomica all’altra.

-Ho visto di meglio – commenta annoiato il Dottor Destino.

Prima che Psycho-Man possa controbattere, un bagliore di luce verde preannuncia l’arrivo di una donna dai lunghi capelli corvini, che indossa un’armatura estremamente simile a quella di Destino.

-Padre. Ho un tributo per te – annuncia, lasciando cadere sul banchetto il cadavere di un uomo a cui è stato asportato il cuore con un raggio al plasma. E’ impossibile vedere l’espressione del volto di Psycho-Man sotto la sua maschera, ma la sua reazione è chiarissima.

-Proponi un’alleanza ed uccidi i miei generali, Destino!? Lascia che ti mostri che fine fanno i nemici di Psych-

Il signore di diecimila mondi non termina la frase, dato che la sua testa è appena stata incenerita. Tutta la sala piomba nel silenzio; prima che l’intero pianeta possa rivolgere tutta la propria potenza militare contro l’invasore, Destino stringe il pugno ancora fumante di energia ed annuncia.

-Morgana... una volta distrutto questo mondo, dobbiamo parlare.

 

di Fabio Furlanetto

Il fato e il destino

 

Castello Destino, Latveria

Il portale inizia a destabilizzarsi, lanciando scintille in tutte le direzioni. Gli scienziati si riparano come meglio possono, sperando che le postazioni di controllo dietro cui si sono accovacciati garantiscano una protezione sufficiente dai raggi laser che passano il portale.

Il Dottor Destino passa attraverso la barriera trans-dimensionale con compostezza regale, le mani dietro la schiena ed il mantello animato dal vento. Morgana Von Doom è dietro di lui, ed oltrepassa il portale camminando all’indietro mentre i suoi guanti di metallo rilasciano scariche energetiche.

-Sì, scappate, codardi! Morte ai nemici di Destino!!!

-Basta così – ordina Destino, ed il portale si chiude senza troppe cerimonie. I guanti di Morgana brillano ancora di energia che lei è pronta  rilasciare, in più di un senso.

-Lasciami tornare alla battaglia, padre! Posso vincerla!

-Certo che puoi. Sei una Von Doom. Ma sei stata avventata, Morgana.

-Ho visto un regno debole e mi sono mossa per conquistarlo, padre. Non è forse quello che avresti fatto anche tu?

-Solo dopo aver ottenuto tutto quello che potevo da Psycho-Man. Inoltre, non avrei neutralizzato la sua capacità di controllare la flotta prima di un attacco diretto.

-Perché? Era chiaramente il suo punto debole. Uccidere il generale ha reso facilissima la vittoria.

-Esatto.

Se i guanti di Morgana si sono ormai spenti, la sua rabbia è ancora evidente. Il suo respiro ancora irregolare contrasta con l’assoluta inespressività della maschera di Destino.

-Capisco, padre. Chiedo perdono per averti deluso.

-Non importa; Psycho-Man era una pedina insignificante nei miei piani. Piuttosto, tua madre gradirebbe molto se tu ti unissi a noi per cena, Morgana.

-E che cosa vuole Destino? – chiede la ragazza, con un tono di sfida che pochi possono usare sperando di restare in vita. Gli sguardi di padre e figlia si incrociano per alcuni secondi, prima che lui si allontani bruscamente.

-Destino ha parlato – sentenzia il padre, avvolgendosi teatralmente nel proprio mantello verde ed allontanandosi. Morgana resta nel laboratorio, e decide di sfogare in altro modo la propria rabbia.

-Che cosa avete da guardare!? Voglio che il portale sia ricostruito entro l’alba!!! – urla contro gli scienziati, tutti troppo terrorizzati per dire nulla.

 

Al di là del tempo

Questo luogo non dovrebbe esistere, perché non è un luogo. E’ un frammento di tempo strappato all’eternità, un angolo di esistenza dimenticato dallo scorrere degli anni perché così gli è stato ordinato. E’ qui, protetto da una muraglia di limbo solidificato, che si erge il Castello Temporale.

La sua magnificenza eclissa quella del Castello Destino: qui non ci sono inconvenienze minori come le leggi della fisica a limitare la creatività.

Il signore del castello si siede a capotavola, dove un cameriere robot  sta servendo la cena. La stanza è illuminata dalle luci di candela di un grande candelabro, nella contrapposizione di moderno ed antico che contraddistingue tutto quello che si trova nel Castello Temporale.

Dall’altro lato della lunga tavola rettangolare c’è una donna dai lunghi capelli corvini, che indossa un elegantissimo abito ottocentesco. La signora del castello, Valeria.

-Come vanno le cose a Latveria, Victor? – chiede, osservando il sommelier robotico versarle il vino.

-Come ho ordinato che andassero – risponde il Dottor Destino.

-Naturalmente. Ma non ho potuto fare a meno di notare che passi sempre più tempo qui e sempre meno al Castello Destino. Va tutto bene con i ragazzi?

-I “ragazzi” sono Principi del Regno, Valeria. Non c’è nulla che non possano gestire da soli.

-Stai cercando di convincere me o te stesso?

-Kristoff è un buon reggente.

Valeria capisce subito che qualcosa non va quando Victor è di poche parole: per qualcuno che adora il suono della propria voce quanto lui, essere taciturno è un segnale chiaro.

-Ma non sei sicuro che possa essere un buon re? Dopo tutto questo tempo, Victor...

-Latveria è un paradiso in Terra. Non esistono povertà, malattie, dolore. Ho reso illegale essere infelici ed impossibile essere insoddisfatti.

-Ma tu lo sei. Kristoff ti ha deluso.

-E’ solo una nazione, Valeria. Solo un mondo. Quando avevo la sua età...

-...avevi realizzato un decimo di quello che ha fatto Kristoff, e lo sai anche tu.

-Fai attenzione, donna. Neanche tu puoi farti beffe di Destino.

-Sai che è la verità, Victor. E so che sei fiero di tuo figlio... ma non è abbastanza, non è così?

-Manca di iniziativa. Di visione. Quando è stata l’ultima volta che ha conquistato il mondo?

-Vorrei che la smetteste con questa stupida gara – commenta Valeria, rigirandosi tra le dita il bicchiere di vino fingendo interesse per ciò che contiene.

-Morgana ti ha chiesto di me?

-Nostra figlia è molto testarda.

Valeria si lascia scappare un sorriso amaro. Victor non si lascia mai scappare la possibilità di mentire pur dicendo la verità.

-Per lei esiste solo l’eredità di Destino. L’ho sempre considerata mia figlia, ma lei non la vede così.

-Potrei ordinarle di farlo. Morgana non mi ha mai disubbidito... mai.

-Non puoi ordinare alle persone di amare, Victor. E non potrai controllare Morgana per sempre; un giorno dovrai lasciare che prenda la propria strada.

-A volte nemmeno Destino ti capisce, Valeria. Non hai mai approvato che Morgana seguisse le mie orme, mentre ora vorresti incoraggiarla?

-Lo hai detto tu stesso: tua figlia è molto testarda. Crede di doverti dimostrare di cosa è capace, e troverà il modo per farlo anche con le restrizioni che le hai imposto.

-Lo vedremo. Fino a quando non avrà imparato a controllare la fiamma che arde nel suo petto, non le permetterò di agire nel nome di Destino. Ma ora basta parlare di Morgana.

-Decidi tu l’argomento, allora. Dopotutto, queste tue visite sono il mio unico contatto con la realtà, non è forse vero?

-Ne abbiamo già parlato, Valeria. Se ti lasciassi tornare nel tempo reale...

-...sarei un bersaglio dei tuoi nemici, sì, sì. A volte penso persino che tu ci creda.

Per il resto della serata, il silenzio è interrotto solo dal rumore dei piatti e dei passi dei robot.

 

Castello Destino, Latveria

Le notti del castello sono spesso silenziose, ma non oggi. In una delle infinite stanze del castello si sta svolgendo uno strano duello, illuminato dalle fiamme del camino.

Potrebbe essere un normale allenamento di scherma, se non fosse per diversi particolari che lo rendono unico. Prima di tutto perché viene combattuto con spade laser, e secondo per via di chi vi sta prendendo parte. La ragazza dai capelli corvini sembra normale, anche se sulla sua tuta è impresso lo Stemma Reale di Latveria. Ma soprattutto sta combattendo contro un’armatura vuota, che si muove con la rapidità e la precisione di un’atleta olimpica.

La porta si apre lentamente; un uomo in camice da laboratorio entra lentamente, coprendosi gli occhi con una mano. Ha la pelle blu scuro e le orecchie a punta.

-Chiedo perdono per l’intrusione, milady...

-Standby – ordina Morgana, e l’armatura si ferma a metà combattimento. Anche l’uomo che l’ha interrotta resta in attesa di ulteriori istruzioni, sempre con una mano sugli occhi.

-Hai il permesso di guardarmi, Svari, sono decente.

-Oh, milady è sempre molto più che decente.

-Che cosa vuoi, Svari? Pensavo fossi già a letto a quest’ora.

-Noi Elfi Oscuri siamo creature della notte, milady. Inoltre, la trepidante attesa per le notizie sulla conquista del Regno di Sub-Atomica non mi avrebbero concesso di dormire.

-Non c’è stata nessuna conquista, Svari – rivela Morgana, allontanandosi stizzita: è chiaro che ancora non ha digerito ciò che è successo. La sua armatura si avvicina per porgerle un calice d’oro pieno di acqua. Poco pratico, ma la Principessa Destino non può bere da una bottiglietta di plastica.

-Una vera sciagura, milady. Una donna incredibile come voi merita di essere regina.

-Regina? – ripete Morgana, gettando a terra il calice d’oro ed allungando una mano verso Svari: l’armatura ripete alla perfezione il suo gesto, afferrando l’Elfo Oscuro per il collo e sollevandolo.

-Tutto ciò che faccio è per la gloria di mio padre! Tutto ciò che conquisto è nel Suo nome!

-Non intendevo... mancarvi di rispetto... milady – riesce a rantolare Svari.

-Ricorda il tuo posto, verme strisciante, o ti riconsegnerò alle prigioni di Malekith!

L’armatura lascia la presa, e Svari cade rovinosamente a terra. Per assicurarsi che non si rialzi, l’armatura appoggia un piede sulla sua schiena e spinge: nonostante sia vuota, la sua forza è straordinaria.

-L’unico motivo per cui sei ammesso a palazzo è che mio padre mi ha vietato di praticare le arti mistiche, dopo quello che è successo con la Corona del Serpente Cosmico. Ora dimmi, hai scoperto per quale motivo mio fratello non si è unito alla nostra battaglia a Sub-Atomica?

-S-sì, milady. Kristoff ha intenzione di recarsi nella città di New York, domani. Non so per quale motivo, ma...

-Richards – mormora Morgana, stringendo i pugni. L’armatura fa un passo indietro, scendendo dalla schiena di Svari ed avvicinandosi alla propria proprietaria.

-Prima Richards invade la nostra terra [1], ed ora quel traditore di mio fratello ha intenzione di recarsi nella sua città? Non può essere una coincidenza.

-Sospettate un tradimento, milady? Forse dovreste parlarne con vostro padre...

-No. Kristoff ha convinto mio padre di essere dalla sua stessa parte, e questa è la mia occasione di dimostrargli che non è degno del trono.

L’armatura si apre mentre cammina verso Morgana; ne avvolge completamente il corpo, e si richiude su di lei formando una seconda pelle.

-Devo scambiare due parole con mio fratello – annuncia, mentre il casco ne ricopre la testa.

 

Doomstadt

Kristoff Von Doom è il primo governante di Latveria a non abitare al castello da quando esiste questa nazione. Ufficialmente il potere risiede ancora interamente nelle mani di Destino, ma è ormai risaputo che quest’ultimo non si cura delle minuzie di governo da diversi anni.

La sede del governo è sempre il Castello Destino, naturalmente, e Kristoff passa lì la maggior parte del tempo. Ma ogni momento libero è riservato ad una splendida villa alle pendici delle montagne che dominano l’orizzonte di Doomstadt.

Dall’esterno, la casa ha tutte le caratteristiche di un edificio amministrativo, che a Latveria significa guardie robotiche pesantemente armate di fronte all’ingresso. Ma se l’esterno non manca di sottolineare potere ed opulenza del proprietario, l’interno... che in pochi sono stati autorizzati a vedere... è volutamente vecchio stile. Non ci sono amenità tecnologiche qui dentro, nessun dispositivo elettronico, nemmeno un televisore. Kristoff siede sul divano a fissare il camino acceso, e stretta a lui c’è una donna dai capelli castani.

-Hai fatto tardi oggi. Capita sempre più spesso – nota la donna.

-Lo so, Sylvia, lo so. Ma ho delle responsabilità verso Latveria.

-E non ti sto chiedendo di abbandonarle: questa è anche la mia nazione ed apprezzo quello che fai per la nostra gente. Ma sarebbe tutto più facile se ci trasferissimo nel castello.

-Troppo facile. C’è qualcosa in quelle mura... corrompe tutto quello che si trova all’interno.

-Ora non essere melodrammatico. Tu non sei uscito così male.

-Lo dici solo perché insultare la famiglia reale è un crimine punibile con la morte.

-Non te l’ha proibito tuo padre, vero? Se non approva la nostra relazione...

-Mio padre non approva essere umano, e si aspetta che tutti gli altri siano come lui.

Silenzio, interrotto solo dal crepitio della legna nel camino. Nonostante la distanza dal castello, è impossibile mettere abbastanza distanza tra padre e figlio.

-Mio padre vuole che distruggiamo i Fantastici Quattro.

-Oh, Kristoff... ancora? Credevo non volessi più fare questo genere di cose.

-E’ l’unico modo che conosco per avere un rapporto con mio padre. A volte credo che se non fosse per Richards e la sua famiglia non tornerebbe mai sulla Terra.

-Sono certa che Lord Destino abbia le sue ragioni – commenta Sylvia, evidentemente a disagio in presenza di qualcuno che critica a voce alta il sovrano. Trent’anni di propaganda capillare al lavoro.

-Passa quasi tutto il suo tempo al Castello Temporale o in chissà quale dimensione, galassia o universo da conquistare. Non credo di averglieli mai visti tenere per più di un mese.

-Ma dev’essere fiero di come governi Latveria nel suo nome, Kristoff, altrimenti non ti avrebbe lasciato sedere sul trono.

-A modo suo, credo lo sia. Ma si aspetta che io conquisti l’intero pianeta.

-Potresti farlo, Kristoff? Conquistare il mondo?

-L’ho già fatto un paio di volte. E’ più facile di quanto credi... e più frustrante.

-A me non dispiacerebbe conquistare il mondo – fantastica Sylvia a voce alta, per poi correggersi immediatamente con voce terrorizzata – Nel nome di Destino, naturalmente!!!

-Già. Il nome di Destino, mai il mio –  riflette Kristoff.

Sylvia vorrebbe chiedere che cosa intende, ma è distratta dall’esplosione. Il primo robot di guardia sfascia il muro, mentre il secondo viene scaraventato contro il caminetto con forza sufficiente a sfondarlo. Sylvia urla e si stringe a Kristoff, che non ha mosso un muscolo.

-Esistono le porte, Morgana. Sei abbastanza grande da sapere come usarle.

-Credevi che non avrei scoperto il tuo tradimento, Kristoff?

-Manie di persecuzione, sorellina? Tra tutti i tuoi disturbi mentali, mi è nuova.

-Per favore non farci del male – implora Sylvia.

Morgana si avvicina alla donna, scrutandola un po’ troppo da vicino perché la cosa non risulti imbarazzante per Sylvia, e poi si rivolge a Kristoff.

-Una cittadina comune? Sei una vergogna per la nostra casata, fratellastro. Un Von Doom dovrebbe essere al di sopra dei bassi istinti e pensare a mettere alla luce un erede.

-Non sono io quello che ha deciso di rigettare le proprie origini.

Morgana perde ogni interesse per Sylvia, attivando i sistemi d’armamento mentre guarda Kristoff.

-Mi stai insultando!?

-Sto solo dicendo che proprio tu non dovresti disprezzare chi non è nato da...

-Frena la lingua prima che te la stacchi, Kristoff. Io sono una Von Doom!

-Lo siamo entrambi solo perché così ha deciso nostro padre.

-Non ti permetto di parlarmi in questo modo!!! – risponde rabbiosa Morgana, puntando il pugno verso Kristoff e preparandosi ad incenerirlo.

-Standby – risponde lui con tutta calma. Gli armamenti si disattivano, così come il resto dell’armatura: Morgana si ritrova completamente immobilizzata.

-Che stregoneria... lasciami andare, codardo!

-Non sono io ad aver attaccato un uomo disarmato, Morgana.

-Disarmato? Tu sei un Von Doom. Non sei mai disarmato.

-Esatto, sono un Von Doom. E se avessi voluto, tu ora saresti già morta... il fatto che tu non lo sia non dimostra forse che non sono un traditore?

-O forse prova solo che sei abbastanza scaltro da trovare un modo per farmi credere il contrario.

-Non sarebbe un piano inutilmente complicato?

-Non sei forse un Von Doom?

Sylvia è ancora stretta al petto di Kristoff, ed i suoi occhi passano rapidamente da fratello a sorella e viceversa. C’è qualcosa di sinistramente simile in loro, un malsano piacere nel tenersi costantemente in scacco a vicenda.

-Sylvia. Dovrò assentarmi per un po’ per seguire alcune faccende con mia sorella.

-Kristoff... io non...

-E’ un ordine del tuo principe – risponde stizzito Kristoff; Sylvia lo fissa negli occhi, ed il suo sguardo le incute più paura delle armi di Morgana.

-Sì, mio signore – obbedisce Sylvia, calando mestamente il capo.

 

National Air and Space Museum of the Smithsonian Institution

Washington, D.C.

Il disdegno di Morgana per la massa di comuni cittadini in fila per visitare il museo sarebbe evidente anche se Kristoff non la conoscesse bene. Entrambi sono in incognito, ma anche se entrambi non indossano l’armatura è difficile dire che usano lo stesso travestimento: Kristoff è praticamente indistinguibile da un normale ragazzo americano, mentre Morgana sembra pronta per una serata all’opera. Non sembra neanche accorgersi di attirare l’attenzione, per quanto è abituata a trovare la cosa perfettamente normale.

-C’è un motivo per cui mi hai trascinata in questo mausoleo di reliquie primitive?

-Il destino.

-La nostra famiglia non è nota per il senso dell’umorismo, Kristoff.

-Al contrario. Ho viaggiato in lungo e in largo attraverso il flusso temporale prima di diventare Reggente, Morgana. Poche persone conoscono il destino meglio di me, e tra le cose che ho scoperto che è il nemico più tremendo che si possa avere sulla propria strada... e nostro padre non ha mai perso un’occasione di ridergli in faccia.

Una volta finito il discorso, Kristoff indica a Morgana uno degli oggetti che attira maggiormente l’attenzione dei visitatori: un frammento dello scudo anti-radiazioni dell’astronave che ha dato origine ai Fantastici Quattro.

-Non puoi aver già dimenticato l’uso delle arti arcane al punto di non avvertire la presenza di un incantesimo, dico bene Morgana?

Prima che la sorella possa rispondere, due persone si materializzano nel museo, depositate da una luce mistica: una donna e un uomo, entrambi disorientati dall’evento.

-Ecco fatto. Più facile del... Kristoff!? – si meraviglia la donna, che reagisce all’istante generando lame di energia dalla punta delle proprie dita.

-Lancer! La Grande Traditrice! – risponde Morgana: il guanto da opera lascia immediatamente il posto ad un guanto di metallo, che rilascia una scarica di energia cinetica. La donna chiamata Lancer viene scagliata con forza contro il muro più vicino, ed il fatto che l’impatto non abbia ridotto in briciole le sue ossa è un chiaro segnale che non è completamente umana.

I visitatori vanno nel panico, mentre l’uomo che ha accompagnato Lancer estrae una pistola e si guarda intorno, cercando di capire che cosa stia succedendo.

-Non c’è motivo di allarmarsi, Agente Quartermain, è tutto sotto controllo – lo rassicura Kristoff.

-A me non sembra proprio – risponde l’uomo, puntando la pistola contro Kristoff.

-Non ho detto sotto controllo da parte di chi.

Le parole di Kristoff sono le ultime che Quartermain riesce a sentire, prima di essere colpito da una scarica elettrica che gli fa perdere i sensi.

 

Castello Destino, Latveria

Clay Quartermain, agente dello S.H.I.E.L.D, ne ha vissute di avventure troppo bizzarre per essere credute (quantomeno da chi non fa il suo stesso lavoro).

Ma risvegliarsi in un avanzatissimo laboratorio tecnologico nascosto tra le mura di un castello medievale, incatenato ad un lettino medico, mentre un uomo in avanzata armatura da combattimento stringe tra le mani quella che potrebbe essere l’idea di Satana di una siringa ipodermica... va facilmente al quinto posto.

-Qualcuno può dirmi che cosa sta succedendo? – chiede Clay, la cui mente è ancora annebbiata dal viaggio temporale. Di fronte a sé vede altre due persone: la sua compagna di viaggio Lancer, incatenata come lui, e quella che dalla sua prospettiva è la versione un po’ più vecchia di Morgana.

-Lancer l’ha portata nel futuro, agente Quartermain [2]. Quindici anni nel suo futuro, per essere precisi, sfruttando uno degli innumerevoli piani di emergenza di mio padre.

-Per impedire che quella pazza continuasse a regnare a Latveria. Vedo che non ha funzionato molto bene – risponde l’agente, facendo cenno con la testa verso Morgana.

-Non ricordo il coinvolgimento di questo verme. Kristoff, c’è un motivo per cui sei interessato a rispolverare dalle sabbie del tempo alleati falliti? – chiede la Principessa Destino.

-Ti sei alleato con tua sorella adesso? Credevo volessi deporla – obietta Lancer.

-Battaglie sepolte dalla storia che tu devi ancora vivere, Lancer, ma che ora non hanno più importanza. Ricordi il motivo per cui il Kristoff del tuo tempo ti ha reclutata per rovesciare il breve regno di Morgana?

-Credevi che il disastro temporale che ha fatto svanire Destino avesse bloccato il tuo futuro rendendolo immutabile [2], e sembra che tu avessi ragione.

-Naturalmente: sono pur sempre Von Doom. Negli anni ho scoperto che anche il figlio di Destino può essere prigioniero del fato. Un fato che ora trovo... insoddisfacente.

-Sei il Reggente di Latveria. Non esiste destino più grande – obietta Morgana.

-Non sono d’accordo. Ed ho deciso di sfidare il fato – risponde Kristoff, avvicinando la siringa alla giugulare di Lancer.

-Cosa accidenti credi di fare!? – protesta la donna.

-Sapevo che saresti arrivata in questo periodo temporale e so che ritornerai nel tuo presente. A causa del nodo temporale causato da mio padre, i nostri presenti sono intrecciati... è possibile cambiare la storia senza generare una linea temporale parallela. Qualunque azione intraprenderai nel passato cambierà il mio presente.

Morgana afferra il braccio di Kristoff prima che possa completare l’iniezione, e gli chiede:

-Quella siringa. Contiene naniti, non è così?

-Programmati con tutto il mio sapere degli ultimi quindici anni, sì.

-Non ho intenzione di trasformarmi in un altro Kristoff!!! – protesta Lancer.

-Non lo farai. Tra pochi giorni incontrerai il mio io passato e trasmetterai a lui tutto il mio sapere, mentre l’agente Quartermain sarà la mia pedina per eliminare alcune figure chiave che potrebbero altrimenti mettere in serio pericolo il mio piano.

-Quale piano? – chiede l’agente.

-Conquistare il mondo – capisce Morgana, con un misto di sorpresa ed ammirazione.

-Nel tempo di Lancer, Destino non è al potere e tu sei ancora inesperta. Con tutta la conoscenza e la tecnologia del futuro, otterrò tutto quello che nostro padre ha sempre desiderato in meno di un giorno – spiega Kristoff.

Basterebbe pochissimo. Un paio di iniezioni, un viaggio nel tempo che è predestinato ad avvenire.

Eppure la mano di Morgana si stringe ancora di più sul braccio del fratello.

-Non puoi farlo – protesta la ragazza.

-Certo che posso. E’ di una facilità disarmante.

-Esatto.

-Esci dall’ombra di nostro padre per una volta nella tua vita, Morgana! Ci ha insegnato a spingerci costantemente oltre il limite, ma è una cosa che nessuno può fare per sempre... neanche Destino. E’ necessaria una fine; e se deve essere una fine predeterminata, che sia una in cui sarà Kristoff Von Doom a regnare supremo.

-Credevo che non ti interessasse regnare. Che fossi uno smidollato rassegnato a vivere la vita di un uomo normale...

-Una diversione necessaria. Non avrò tempo di essere umano dopo aver riscritto la storia, quindi mi sono accertato di sperimentare anche quella forma di felicità limitata.

-... ma ora vedo che sei un vero Destino. E come tale meriti di essere considerato in battaglia – decreta Morgana, strappando le catene che bloccano Lancer e che ne bloccano le capacità cibernetiche. Kristoff sospira:

-Impulsiva come sempre, sorellina. Immagino fosse troppo sperare di riuscire a farti ragionare.

Morgana e Lancer non fanno in tempo ad attaccare, prima di essere scaraventate fuori dalle mura del castello da un colpo energetico.

 

Dopo un volo di diversi metri, Lancer atterra in piedi grazie ad un giroscopio interno; Morgana si ferma a mezz’aria, ed il generatore antigravitazionale le permette di atterrare con grazia.

Come ogni parte del castello, nonché di una buona percentuale del suolo di Latveria, i robot di guardia sono ovunque. Le due donne hanno attirato la loro attenzione, ed i sensori interni di Lancer le danno un rapido aggiornamento tattico. La strategia suggerita sarebbe “arrendersi”, se Destino avesse programmato questo scenario.

-Venti droni di sorveglianza e settantacinque da combattimento. Troppo sperare che siano dalla nostra parte, vero?

-Non rispondono ai miei comandi. Potrei riprogrammarli, naturalmente, ma Kristoff non me ne lascerà la possibilità. Occupati di loro – ordina Morgana, incrociando le braccia.

-E tu che hai intenzione di fare? Combattere al mio fianco?

-Certo che no. E’ per minuzie simili che esistono quelli come te – risponde Morgana, alzandosi in volo e dirigendosi nuovamente verso il castello.

I robot non sembrano essere interessati alle imprecazioni di Lancer mentre le sue lame di plasma riducono a brandelli le loro corazze.

 

Kristoff la osserva avvicinarsi; ad uno schiocco di dita, dalle mura fuoriesce un cannone dalla forma inusuale che scaglia una potente scarica energetica contro di lei. Morgana potrebbe evitarla, se solo il concetto di un attacco indiretto fosse parte della sua strategia. Invece si affida completamente al proprio campo di forza, capace di proteggerla da qualsiasi attacco offensivo.

Un dettaglio che a Kristoff non è sfuggito: l’arma non è pensata per recarle alcun danno, ma sovrappone al suo campo di forza un’altra barriera di natura ben diversa.

Quando Morgana prova a lanciare un colpo energico dai propri guanti metallici, questo rimbalza più e più volte contro la barriera danneggiando l’armatura di colei che la indossa.

-Pensi che un trucco del genere mi terrà imprigionata a lungo!? – chiede Morgana, prendendo a pugni l’energia invisibile che la separa dal fratello.

-A dire la verità, sì. E’ la mia personale variante dell’atmo-arma degli Inumani... la potenza di fuoco necessaria per infrangerla farebbe impallidire una bomba all’idrogeno.

Un lampo illumina i cieli di Latveria, inaspettato dato che fino a un secondo fa non c’era nemmeno una nuvola. Qualcosa colpisce la barriera che intrappola Morgana, riducendola in mille pezzi come se fosse vetro spazzato via da un uragano. Un possente tuono scuote la capitale di Latveria.

Kristoff e Morgana guardano verso l’alto, rispettivamente con timore e gioia. Una figura avvolta da un mantello verde scuro fluttua di fronte al castello.

-Destino è deluso, figlio mio. Molto deluso.

-Padre... il tuo tempismo è eccellente e rovinoso come sempre, quando sono prossimo al trionfo.

-Trionfo, Kristoff? – ripete Destino. Rivolge il proprio sguardo verso lo scontro tra Lancer ed i robot e questi si fermano, privi di vita.

-Se tu avessi cercato di sconfiggermi, di rimpiazzarmi, di eguagliarmi, non avrei alzato un dito... anche se ero conscio della strada che avrebbe intrapreso il tuo piano prima ancora che tu stesso lo completassi, non ho interferito. Ma scegliere la via più facile ed indolore, minimizzando i rischi e scegliendo la via più pragmatica invece di quella più onorevole...

Le giunture dell’armatura di Kristoff si fondono, distorcendo la sua posa e scagliandolo contro il muro, crocefiggendolo di fronte alla figura di Destino. Che non ha ancora mosso un dito.

-E’ un qualcosa degno di Richards, Kristoff. Credevo di averti cresciuto meglio di così.

-Cresciuto, padre? Hai cercato di modellarmi, non di crescermi. Fai quello che devi, come hai sempre fatto del resto: scegli la mia punizione – risponde Kristoff, il cui tono di voce è ormai rassegnato. Destino solleva una mano, crepitante di energia, e l’avvicina al volto del figlio.

-Sono stato troppo indulgente con te: la misericordia di Destino è da sempre il suo unico punto debole, del resto. Forse, sperimentare nuovamente le fiamme dell’Inferno ti aiuterà a...

-Padre – lo interrompe Morgana, appoggiando una mano sulla spalla del tiranno.

Un piccolo gesto, ma che mostra un’iniziativa della Principessa raramente dimostrata.

-Kristoff ha agito solo per desiderio di essere come te. La sua punizione merita di essere più tremenda del regno di Mefisto, e quale tortura peggiore che sedere alla tua destra per osservare in prima persona la tua gloria, sapendo di non poterla mai eguagliare?

Destino riflette. Che cosa si annidi nella sua mente, come sempre, è un mistero insolvibile.

-Finalmente capisci che cosa significa essere Destino, figlia mia.

 

National Air and Space Museum of the Smithsonian Institution

Washington, D.C.

Il museo è chiuso a quest’ora di notte, ma al Dottor Destino va bene così: mescolarsi alle masse è una cosa per esseri inferiori al suo rango.

-Non sono troppo sicuro di capire che ci sia qualcosa di legale in tutto quello che stai facendo – obietta l’Agente Quartermain.

-Non sono certo che potrebbe importarmene di meno. Sia grato che io mi sia evoluto ben oltre qualsiasi giurisdizione della sua organizzazione, Agente Quartermain, ed oltre la vendetta.

-Ho così tante domande, Destino... cosa ti è successo nel mio tempo, quando sei sparito? Come hai fatto a tornare? Che cosa è successo in questi quindici anni... dove sono io nel futuro!?

-Tutte domande legittime, Lancer. Sei sempre stata un’assistente brillante.

-Non hai risposto ad una singola domanda – puntualizza la donna.

-Brillante. Ma non particolarmente saggia. Forse questo cambierà le cose – risponde Destino, porgendo a Lancer un oggetto... un piccolo cubo metallico.

-Che cos’è?

-Quello che Kristoff voleva impiantare nel tuo cervello. Tutto ciò che conosce dei prossimi quindi anni... più le informazioni che ho aggiunto io.

-Vuoi copiare il suo piano!? Non ti permetterò di- obietta l’Agente Quartermain, fermandosi ad un cenno della mano di Destino. Non smette solo di parlare: si immobilizza di colpo, e sul suo volto c’è un’espressione vacua.

-Che gli hai fatto!? – chiede Lancer, agitando una mano di fronte agli occhi dell’agente.

-Ho cancellato la sua memoria. Non ricorderà più nulla di questo evento.

-E da quando puoi fare cose del genere?

-Io sono pur sempre Destino, in qualsiasi periodo temporale. Ti consegno il futuro, Lancer: il mio unico ordine è di non consegnarlo al mio io passato, come avrebbe voluto fare Kristoff.

-E cosa dovrei farci?

La maschera di Destino è immutabile. Ma Lancer giurerebbe che, dietro di essa, si cela un sorriso.

-Sorprendimi.

-Come!?

-Usalo per distruggermi, per sostituirmi o per aiutarmi: non mi importa. Sei libera di farci ciò che meglio credi, Samantha.

-Ma... i discorsi sul fato e sul destino?

-Ogni tanto bisogna dare al caos qualche arma in più. Altrimenti... il gioco sarebbe troppo facile.

Destino afferra la mano di Lancer e la porta a contatto con la maschera di ferro, simbolicamente baciandole il dorso. Il terreno si illumina, con un quadrato di luce che risale lentamente inghiottendo Quartermain e Lancer ma lasciando fermo Destino.

Il Dottor Destino resta solo, all’interno di un museo che raccoglie le reliquie del passato. Ma il passato interessa a Victor Von Doom solo quando può essere uno strumento per forgiare il futuro che più gli aggrada... come del resto è sempre stato.

 

Castello Temporale, in nessun luogo

Oggi è un giorno speciale, anche se è impossibile dire che giorno sia in una dimensione simile.

I robot hanno apparecchiato la tavola, ma questa volta per quattro: Destino siede a capotavola come sempre, di fronte a Valeria, ma Kristoff e Morgana occupano gli altri due posti.

-Non credevo che questo giorno sarebbe arrivato. Siete cresciuti così tanto – commenta Valeria.

-Alcuni di noi più di altri – commenta Morgana, e dal suo mezzo sorriso è chiaro che si sta godendo fino in fondo l’umiliazione del fratello nei confronti del padre.

-Non è stato facile raggiungere questo punto. Essere nella stessa stanza senza cercare di ucciderci a vicenda. Non so se mi piace il cambiamento – risponde per le rime Kristoff.

-Ora basta. Questa è un’occasione solenne e Destino ordina che nella sua casa regni la pace.

-Sì, padre – risponde mestamente Kristoff.

-Sì, padre – risponde felice Morgana.

-Bene. Ora, credo sia arrivato il momento di parlare di come distruggere i Fantastici Quattro.

 

FINE?

 

 

 

Note

 

[1] Una versione completamente imparziale degli eventi di Fantastici Quattro NEXT

 

[2] su Destino MIT #16